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Risorsa tecnica · Aggiornata a settembre 2026

Anomaly detection sulle macchine industriali: come funziona, perché le macchine impulsive sono un caso a parte e a che punto siamo

Una guida completa e senza marketing: cosa significa davvero "rilevare un'anomalia" dalla vibrazione, perché le soglie fisse non bastano, perché presse, tappatrici e agugliatrici mettono in crisi i metodi classici — e cosa oggi VBOX4AI fa in campo, cosa è in validazione e cosa non promettiamo.

1. Cos'è l'anomaly detection — e cosa non è

L'anomaly detection risponde a una domanda sola: questa macchina si sta comportando in modo diverso dal solito? Non dice quale componente si sta rompendo, né quando. Dice che qualcosa è cambiato, e lo dice presto — spesso molto prima che il valore di vibrazione superi una soglia normativa.

È il primo gradino di una scala in quattro livelli, e confonderli è la causa più comune di aspettative sbagliate:

LivelloDomanda a cui rispondeCosa serve
Soglia normativa
es. ISO 20816-3
La vibrazione è accettabile per questa classe di macchina?Potenza, tipo di supporto, un valore di velocità RMS
Anomaly detectionLa macchina si comporta diversamente dal suo normale?Una baseline appresa sulla singola macchina, per ogni regime di lavoro
DiagnosiQuale componente è coinvolto e con che tipo di guasto?Banda di misura adeguata, fissaggio rigido, cinematica della macchina, storia
Prognosi (RUL)Quanto tempo manca al guasto?Storici di guasti reali, su molte macchine uguali, fino a rottura

La maggior parte del valore pratico sta nei primi due livelli: sapere subito che una macchina è cambiata permette di andare a guardarla prima che si fermi. La prognosi, invece, richiede dataset di guasti fino a rottura che quasi nessuna azienda possiede: per questo diffidiamo di chi la promette "di serie" — e non la promettiamo neanche noi.

2. Perché le soglie fisse non bastano

La norma ISO 20816-3 (che dal 2022 ha sostituito la ISO 10816-3) definisce quattro zone di severità — A, B, C, D — in funzione della velocità di vibrazione RMS, della potenza della macchina e del tipo di supporto. È uno strumento prezioso e VBOX4AI la applica dal primo minuto. Ma ha tre limiti strutturali:

  1. Vale per un perimetro preciso: macchine rotanti sopra i 15 kW, tra 120 e 30.000 giri/min, misurate sui supporti in regime stazionario. Una pressa, una tappatrice o una macchina alternativa sono fuori perimetro.
  2. È una soglia assoluta: una macchina che lavora tutta la vita a 1,2 mm/s e passa a 2,5 mm/s è cambiata del doppio, ma resta in zona "accettabile". La norma stessa suggerisce di fissare gli allarmi rispetto alla baseline della singola macchina, non ai confini di zona.
  3. Ignora il contesto: lo stesso valore può essere normale a una velocità o con un prodotto e anomalo con un altro.
Baseline in funzione della cadenza: un punto anomalo sotto la soglia fissa2040608002468Cadenza (cicli/min)Velocità RMS (mm/s)soglia fissaAnomalia: 4,6 mm/s a 30 cicli/minsotto la soglia fissa, ma fuori dalla baseline di quel regimebaseline appresa ± tolleranza
Ogni punto è una finestra di misura. A cadenza alta la macchina vibra di più per natura; a 30 cicli/min un valore di 4,6 mm/s è fuori norma per quel regime, anche se sta sotto qualunque soglia fissa ragionevole. Una soglia unica o dà falsi allarmi a cadenza alta, o è cieca a cadenza bassa.

3. La baseline appresa: il "normale" di ogni macchina

La risposta ai limiti delle soglie fisse è imparare il normale di ogni singola macchina e misurare quanto se ne discosta. Sembra semplice; i dettagli fanno la differenza tra un sistema che funziona e uno che dopo un mese viene ignorato per i falsi allarmi. Questi sono i principi su cui abbiamo costruito VBOX4AI:

Una baseline per regime, non una per macchina

Una linea che lavora a vuoto, a carico o con formati diversi ha più "normali". Il sistema riconosce il regime e confronta ogni misura con la baseline giusta.

Il contesto si modella, non si ignora

Velocità, cadenza e carico spiegano gran parte della variazione. Si stima quanto la misura dovrebbe valere in quel contesto e si analizza solo lo scarto residuo.

Un picco non è un allarme

Un'anomalia deve persistere per più finestre consecutive prima di diventare segnalazione. È il filtro più efficace contro i falsi allarmi.

Il nuovo non diventa normale in silenzio

Se compare un regime mai visto, il sistema lo segnala all'operatore invece di assorbirlo: altrimenti un guasto stabile verrebbe "imparato" come nuova normalità in pochi minuti.

Il sensore controlla sé stesso

Un sensore allentato, saturato o scollegato produce segnali "anomali" che non riguardano la macchina. Questi eventi hanno una classe di allarme separata.

Lo storico non si riscrive

Ogni ricalibrazione crea un nuovo evento collegato; i dati acquisiti non vengono mai sovrascritti. Si può sempre ricostruire perché un allarme è scattato.

La baseline parte con il go-live: dal primo giorno il sistema segnala gli scostamenti evidenti; in genere dopo circa due settimane di funzionamento reale copre i regimi abituali e lavora a piena sensibilità, e da lì continua ad affinarsi in servizio.

4. La catena di elaborazione, passo per passo

Il lavoro è diviso tra il sensore, montato sulla macchina, e la piattaforma. L'ordine dei passaggi non è un dettaglio: ciascuno presuppone che il precedente sia stato fatto.

  1. SensoreAcquisizione continua su tre assi ad alta frequenza di campionamento, con filtro anti-aliasing.
  2. SensoreControllo qualità del segnale: saturazione, segnale piatto, perdita di campioni.
  3. SensoreEstrazione degli indicatori ogni 10 secondi: velocità RMS per asse, kurtosis, fattore di cresta, energia per bande di frequenza, forma dello spettro.
  4. PiattaformaStato e regime: in moto o ferma, cadenza produttiva, regime di funzionamento.
  5. PiattaformaNormalizzazione per contesto: si toglie la parte di variazione spiegata da velocità, cadenza e carico.
  6. PiattaformaPunteggio di anomalia sul residuo, con più rilevatori complementari: scarti statistici, derive lente cumulative, variazioni congiunte di più indicatori.
  7. PiattaformaConsistenza temporale: la deviazione deve persistere.
  8. PiattaformaIpotesi: quali assi e quali bande sono coinvolti, per orientare il manutentore.
  9. UscitaSegnalazione in dashboard, nel MES J4BOX o nel sistema del cliente.

Perché gli indicatori e non il segnale grezzo? Perché riducono il traffico di rete di ordini di grandezza e permettono di lavorare anche su reti industriali modeste. Il segnale grezzo si acquisisce comunque a richiesta — per esempio nelle sessioni in cui l'operatore etichetta gli stati della macchina, o per un approfondimento diagnostico.

5. Macchine impulsive: perché sono un caso a parte

Quasi tutta la letteratura sul monitoraggio vibrazionale — e quasi tutti i prodotti in commercio — nasce per macchine rotanti in regime stazionario: motori, pompe, ventilatori, riduttori. Il segnale è continuo e ripetitivo, e le medie calcolate su una finestra sono stabili. Una larga parte del parco macchine italiano, però, non funziona così.

Segnale di una macchina rotante confrontato con quello di una macchina impulsiva Macchina rotante — ventilatore, pompa, motore Segnale continuo e ripetitivo: le medie su una finestra (RMS, spettro) sono stabili e confrontabili nel tempo. Macchina impulsiva — pressa, tappatrice, agugliatrice, confezionatrice 1 ciclo 1 ciclo 1 ciclo Urti e silenzi alternati: la media dipende da quanti cicli cadono nella finestra, non dallo stato della macchina.
Stessa durata di acquisizione, due mondi diversi. Nelle macchine impulsive l'energia è concentrata negli urti di ogni ciclo.

Cosa si rompe nei metodi classici

  • La RMS dipende dalla cadenza. Se la macchina rallenta, cadono meno urti nella finestra e la RMS scende — senza che nulla sia migliorato. Se accelera, sale — senza che nulla sia peggiorato.
  • Kurtosis e fattore di cresta sono alti per natura. Sono gli indicatori classici dei danni ai cuscinetti proprio perché reagiscono agli urti; su una pressa sono sempre "in allarme" e quindi non dicono nulla.
  • Lo spettro è dominato dalle armoniche del ciclo. Un pettine di righe alla frequenza di lavoro e ai suoi multipli copre i contenuti che interessano.
  • Le norme non coprono il caso. La ISO 20816-3 è scritta per macchine rotanti in regime stazionario; per presse, tappatrici e macchine a ciclo non esiste una tabella di valori di riferimento su cui appoggiarsi.

Come le affrontiamo

L'approccio che usiamo parte da un'osservazione: il ciclo è l'unità naturale di una macchina impulsiva, non la finestra di tempo.

  1. La cadenza si ricava dalla vibrazione. Con tecniche di autocorrelazione e analisi armonica, il sistema stima i cicli al minuto senza encoder né collegamento al PLC. È anche un dato di produzione a sé: conteggio cicli, fermi, rallentamenti.
  2. La finestra si adatta alla macchina. Deve contenere almeno tre cicli completi: una macchina a 10 cicli/min richiede finestre di almeno 18 secondi, una a 120 cicli/min ne bastano pochi. Una finestra fissa uguale per tutti è sbagliata per definizione.
  3. Gli indicatori si normalizzano per cadenza e regime, così che un rallentamento non venga scambiato per un miglioramento né un'accelerazione per un guasto.
  4. Si confronta ciclo con ciclo. Allineando gli urti, si costruisce il ciclo tipico della macchina e si misura quanto ogni nuovo ciclo se ne discosta: tempi degli urti, energia di ogni fase, urti che compaiono o spariscono.
Analisi sincrona al ciclo: cicli sovrapposti e ciclo anomaloCicli normalisovrappostiCiclo anomalourto in ritardourto in piùurto principale
Il confronto avviene ciclo per ciclo, allineando gli urti. Un urto che arriva in ritardo, o un urto che prima non c'era, sono segni tipici di giochi meccanici, usura di camme e guide o allentamenti — invisibili a una media su finestra.

Cosa si vede bene, e cosa resta difficile

Si vede bene

  • Allentamenti di fissaggi e basamenti
  • Giochi meccanici e usura che spostano i tempi degli urti
  • Urti anomali che compaiono in una fase del ciclo
  • Cambi di cadenza, microfermi, passaggi manuale/automatico
  • Organi rotanti continui della macchina (motore principale, volano), misurati nel punto giusto

Resta difficile

  • Macchine che cambiano formato o prodotto molto spesso: ogni formato è un regime da imparare
  • Interventi manuali frequenti dell'operatore durante il ciclo
  • Difetti di cuscinetto su organi immersi nel rumore degli urti
  • Macchine molto lente con pochi cicli al minuto: servono finestre lunghe e più tempo per la baseline

6. Cuscinetti e alta frequenza: perché conta il sensore

I difetti dei cuscinetti si manifestano all'inizio come piccoli urti ripetuti che eccitano risonanze ad alta frequenza — tipicamente tra 1 e 6 kHz e oltre. Si riconoscono con l'analisi di inviluppo: si isola la banda alta, se ne estrae l'inviluppo e si cercano le frequenze caratteristiche del cuscinetto (pista esterna, pista interna, corpi volventi, gabbia).

Per farlo servono due condizioni che nessun algoritmo può compensare:

  • Banda del sensore. La nuova generazione VBOX4AI misura fino a 6,3 kHz su tre assi. I sensori MEMS di fascia bassa, limitati a qualche centinaio di hertz, non vedono questi fenomeni.
  • Fissaggio rigido. Una base magnetica attenua fortemente le frequenze sopra 1–2 kHz, proprio dove vivono i cuscinetti. Per la diagnosi dei cuscinetti il fissaggio su prigioniero è obbligatorio. Ne parliamo in dettaglio nella risorsa sui limiti dell'analisi vibrazionale.

7. Stato attuale di VBOX4AI

Distinguere ciò che funziona oggi da ciò che è in lavorazione è, per noi, parte del prodotto. Questa è la situazione a settembre 2026:

FunzioneStatoNote
Stato moto/fermo e cadenza produttiva dalla vibrazioneOperativoIn campo su macchine a ciclo complesso, senza encoder né PLC.
Riconoscimento dello stato macchina (es. automatico/manuale)OperativoSu una linea di tessuto non tessuto: ~97% sulla singola finestra, 99,8–100% sullo stato consolidato con voto su 3 finestre. Validato su un numero ancora limitato di sessioni.
Valutazione zone ISO 20816-3OperativoAttiva dal go-live, con le zone della classe di macchina configurata.
Diagnostica del sensoreOperativoSaturazione, segnale piatto, perdita di dati: classe di allarme separata.
Anomaly detection con baseline per regime — macchine rotantiIn validazioneVerifica con guasti indotti su banco prova: squilibrio, disallineamento, allentamento, cuscinetti danneggiati.
Anomaly detection per ciclo — macchine impulsiveIn validazioneIn campo su macchine reali; campagna con guasti controllati su una seconda famiglia di macchine prevista nel primo trimestre 2027.
Diagnosi cuscinetti con analisi di inviluppoIn sviluppoRichiede il sensore di nuova generazione e il fissaggio su prigioniero.
Apprendimento su flotte di macchine ugualiIn sviluppoBaseline iniziale condivisa tra macchine dello stesso modello: pensato per i costruttori.
Stima della vita residua (RUL)Non offertoServono storici di guasti fino a rottura che oggi non esistono in forma affidabile.

8. Come lo validiamo

Nell'anomaly detection è facile ottenere numeri brillanti che in campo non reggono. Le regole che ci siamo dati:

  • Separazione per sessione e per macchina. I dati di prova non vengono mai mescolati per singolo campione con quelli di apprendimento: finestre consecutive si somigliano, e mescolarle gonfia artificialmente l'accuratezza.
  • Metriche adatte alle serie temporali. Usiamo VUS-PR, la metrica indicata dal benchmark TSB-AD (NeurIPS 2024), invece di un'accuratezza puntuale che premia chi segnala tutto.
  • Guasti veri, indotti in modo controllato. Su un banco prova dedicato — motore con inverter, disco di squilibrio, piastra con asole per il disallineamento, supporti con cuscinetti sostituibili — ripetiamo ogni guasto a più velocità e intensità.
  • Accuratezza sullo stato consolidato. In campo conta lo stato che arriva al manutentore, dopo la conferma temporale, non la singola finestra da 10 secondi. Riportiamo entrambi i numeri.

Pubblicheremo i risultati delle campagne su questa pagina man mano che saranno disponibili.

Domande frequenti

Quanto tempo serve perché l'anomaly detection funzioni?

Parte con il go-live, circa 20 minuti dopo l'installazione. Dal primo giorno segnala gli scostamenti evidenti; in genere dopo circa due settimane di funzionamento reale la baseline copre i regimi abituali della macchina e il rilevamento lavora a piena sensibilità.

Funziona su presse, tappatrici e altre macchine impulsive?

Sì, ma con un approccio diverso da quello per le macchine rotanti: la cadenza si ricava dalla vibrazione, la finestra di analisi contiene sempre più cicli completi e il confronto avviene ciclo per ciclo. Su queste macchine l'anomaly detection è oggi in validazione in campo, e lo dichiariamo come tale.

Serve uno storico dei guasti della macchina?

No. L'anomaly detection impara il funzionamento normale della singola macchina e segnala quando se ne allontana: non ha bisogno di esempi di guasto. Gli storici di guasti servirebbero per la stima della vita residua, che per questo motivo non offriamo.

Come si evitano i falsi allarmi?

Con tre accorgimenti: una baseline separata per ogni regime di lavoro, la normalizzazione rispetto a velocità e cadenza, e la conferma temporale — una deviazione deve persistere per più finestre consecutive prima di diventare una segnalazione. I problemi del sensore stesso hanno una classe di allarme separata.

Meglio le soglie ISO o l'anomaly detection?

Entrambe, perché rispondono a domande diverse. La ISO 20816-3 dice se il livello di vibrazione è accettabile per quella classe di macchina; l'anomaly detection dice se la macchina è cambiata rispetto al suo normale, spesso molto prima che il livello esca dalla zona accettabile. VBOX4AI le attiva insieme.

Bisogna collegarsi al PLC della macchina?

No. Stato, cadenza e cicli si ricavano dalla vibrazione. Il collegamento a PLC o MES resta possibile per arricchire il contesto o scrivere le segnalazioni nei sistemi esistenti, ma non è un prerequisito.

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